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1. Preniessa. Difficoltà nel reperimento dei dati. E' di dominio comune il fatto che in quasi tutti gli Ospedali Psichiatrici italiani sia ancora in uso (più o meno frequentemente) la contenzione meccanica del paziente agitato, pericoloso e disturbante. Oltre ai poche ospedali in cui tale pratica è stata totalmente proscritta e radicalmente criticata (Arezzo, Trieste, Perugia, Ferrara e pochissimi altri), c'è una vasta tendenza a un ripensamento critico su di essa, e quindi a un suo ridimensionamento, facilitato in realtà anche dal largo uso di psicofarmaci. E' tuttavia impressionante la scarsita estrema, in materia, tanto di riferimenIl bibliografici quanto di documentazioni aggiornate e attendibili che consentano di precisare l'ampiezza e gli aspetti qualitativi del fenomeno. Anche le prese di posizione della « nuova psichiatria » italiana indirizzate al tema della violenza istituzionale lo affrontano da un punto di vista generale, citano a volte descrizioni dell'uso dei mezzi di contenzione, ma raramente contengono documentazioni minuziose. (1)
Nell'introduzione all'edizione italiana di « Treatment of the Insane without mechanical restraints », di John Conolly (scritto, si badi bene, nel 1856!), A. Pirella (1976) inquadra storicamente il problema e chiarisce i rapporti fra repressione sociale e ideologia scientifica, rilevando drammaticamente come, in termini pratici, il problema della contenzione si ponga oggi tale e quale centoventi anni fa.
A quanto ci risulta solo l'indagine promossa nel 1975 dall'Unione Regionale Province Lombarde (U.R.P.L.) sui servizi psichiatrici in Lombardia si era prefissa di indagare, tra le altre cose, anche l'estensione dell'uso della contenzione negli Ospedali Psichiatrici della regione, e alcuni dati erano contenuti nella bozza della ricerca. In una nota, però, si ammetteva a chiare lettere l'inattendibilità, o quanto meno la non comparabilità delle notizie raccolte, a causa della straordinaria varietà dei metodi di registrazione scr