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Il gioco e un'esperienza dalla quale dipende la formazione del sentimento di identita; in questo senso e un'esperienza creatice. Gli studi sul gioco compiuti da Winnicott (Cfr. D. W. WINNICOTT, Gioco e realtà, A. Armando, Roma, ) possono essere da noi assunti quali elementi che facilitano la comprensione di un'esperienza, la drammatizzazione, che ha nel gioco il suo strumento principale.
L'oggetto transizionale e elemento che caratterizza l'area di gioco del bambino e agisce come mediatore fra la realtà interiore ed esterna. E' uno spazio situato fra il Sè, come realtà psichica interiore, è il non-Sè, inteso come mondo esteriore percepibile oggettivamente.
Esso e definito da Winnicott « la terza parte della vita di un essere umano » e rappresenta un'area che non viene posta in dubbio o rivendicata dall'esterno; è unvero e proprio « posto di riposo » in cui l'individuo cerca di mantenere separate e tuttavia collegate fra di loro la realtà interna ed esterna. L'illusione nasce in questo spazio e riguarda tutto ciò che prende vita ma che ancora non ha fissato il suo significato.
«(L'illusione) nasce quando c'è un incontro tra ciò che un bambino aspetta o allucina o quello di cui può farsi un'idea e quello che la madre mette a disposizione. « Così si edifica a poco a poco la capacità di far apparire quello che e, in effetti, disponibile” (WINNICOTT, Gioco e realtà, A. Armando, Roma, ). L'esperienza di illusione e un'esperienza vissuta di onnipotenza» (ANDREE BAUDUIN, Espace d'illusion et statut de lo objet chez l'enfant prépsychotique, in La psychiatrie de l'enfant, Paris, N. 1, , pag. 151). E' attraverso questa illusione che il bambino riesce a dare un senso alla realtà oggettuale, in quanto crea un oggetto che non avrebbe potuto essere stato creato se non ci fosse già stato prima è il bambino non l'avesse incontrato. E' questo paradosso che secondo Winnicott rende possibile l'incontro fra interiore ed esteriore. Lo « spazio di illusione » può essere perciò definito come: