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Negli ultimi tempi è aumentata la discrepanza fra l'enfasi con la quale, soprattutto nei settori preposti alla politica per l'infanzia, si sottolinea l'importanza del gruppo dei pari per una socializzazione adeguata nei primi anni di vita, e la disponibilità di conoscenze sullo sviluppo del comportamento sociale del bambino in situazioni relazionali diverse da quelle familiari. Infatti, mentre la relazione madre-bambino è senza dubbio la situazione interattiva più documentata ed interpretata nella letteratura psicologica, possediamo scarse informazioni su come si struttura ed evolve l'interazione fra i pari negli anni della socializzazione primaria.
Le cause di questa carenza sono di diversa natura; senza voler minimizzare la stretta correlazione esistente fra condizioni sociali ed economiche di un periodo storico e teorie psicologiche che in quel periodo hanno più vasta risonanza, è certo che una spiegazione parziale può ricondursi alla grande influenza esercitata nel campo della psicologia evolutiva dalle teorie psicoanalitica e piagetiana che hanno sempre privilegiato lo studio della relazione madre-bambino.
Tali teorie hanno attribuito il valore di postulate al fatto che il mondo sociale del bambino piccolo è tutto compreso nell'ambito delle relazioni con i genitori e che tutti i rapporti con oggetti sociali diversi traggono la loro origine dalle prime esperienze parentali. Come conseguenza di ciò si ha un assunto ulteriore e cioè che il comportamento del bambino è sequenziale: dapprima esiste la relazione genitore-bambino e solo successivamente può esistere la relazione bambino-bambino. Non è mai stato elaborate, invece, uno schema concettuale che tenga conto della totalità degli oggetti sociali potenzialmente interattivi, presenti in un determinato ambiente, siano essi animati o inanimati, familiari o estranei.