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« La popolazione aumenta spaventosamente »
« Aumentano le devianze »
« Dove andremo a finire? »
Colleghi, bisogna assolutamente porre un freno alle troppe differenze. Il moltiplicarsi spaventoso delle differenze uccide l'uguaglianza e quindi il diritto e quindi la democrazia.
Prima dell'era dell'industria si stava sì tranquilli, ma si faceva di tutta l'erba un fascio. Il male era un male generalizzato, le malattie erano ridotte a poche, le potevi contare sulle dita della mano, dal mignolo dell'influenza al pollice del cancro; le malattie psichiche erano concentrate in un unico pugno: la follia. Solo dopo, solo con l'inurbamento, l'industria, la civiltà dei consumi e le schede perforate, la città è diventata talmente densa, sovraffollata, crudele, da relegare il genere umano nella formula « a ognuno il suo posto » e « a ognuno la sua malattia ». E' vero, dal mal di testa alla schizofrenia ci passa una grossa differenza, ed è giusto approfondirne le cause, ma quando, da cent'anni in qua, si tenta in modo eccessivo di scoprire cause sempre più remote, complessi psichici sempre più complessi e distinguere una gamma di sfumature anche per quattro persone che accusano tutte e quattro le vertigini, questo è troppo, e potrebbe mettere in crisi il concetto di uguaglianza.
Dunque: siamo tutti uguali, manteniamo questa uguaglianza con i sani princìpi dell'educazione all'uguaglianza. La storia ha dei grossi buchi neri, inspiegabili, irraggiungibili; manteniamo salde le nostre responsabilità anche di fronte all'ignoto, anzi a volte facciamo dell'ignoto un motivo per conoscerci. Per questo, anche nella scuola dove operiamo (io sono stato maestro come voi) sforziamoci di leggere le differenze e riconduciamole all'unità dell'uguaglianza. Tutti uguali: bambine e bambini, grandi e piccoli, poveri e ricchi, sporchi e puliti; rendiamo queste creature tutte uguali e operiamo affinché ritorniamo all'uguaglianza, anche se dobbiamo correggere in qualcuno di loro (spiacevolmente) il bru