You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Alcune cose che in tempi recenti sono successe in Italia a proposito di scuole speciali, consultori familiari, manicomi (per dir soltanto dei fatti principali) potrebbe aver segnato, pressochè alla chetichella, una svolta importante nell'arco malinconico delle vicende della follia e di altre miserie che le sono apparentate. Si dovrebbe pur essere indotti a spendere qualche spicciolo di ottimismo alla lotteria di Stato della psichiatria, e si potrebbe persino sentirsi autorizzati a immaginare che qualcosa di nuovo stia venendo alla luce, che non si sveli subito un ennesimo aborto (debitamente autorizzato) da archiviare immediatamente tra le carte della pubblica amministrazione.
E invece, a interrogarsi tra psichiatri, psicologi, altri esperti e inesperti della materia, non si ricevono troppi incoraggiamenti a sollevare il tono dell'umore: si ha l'impressione che in generale tiri un vento di disarmo e scetticismo, in un'atmosfera grigia di mediocri compromessi e di burocratiche astuzie, e una pesante cappa di depressione sembra incombere sul presente e sul futuro. Gli scoppi d'entusiasmo ai fuochi d'artificio dell'antipsichiatria o di altre retoriche esercitazioni si odono appena, come un'eco lontano, anche tra le fila degli operatori più giovani e più impegnati.
Buoni motivi, ovviamente, ce n'è da vendere, per non dipingersi il quadro a tinte rosa. Ma non ci vuol molto nemmeno per capire che ad alimentare un clima di solida sfiducia si ritrovano immancabili tutti coloro che hanno interessi solidissimi a dimostrare — con una sapiente orchestrazione accortamente suonata in sordina — che niente è cambiato perchè niente deve cambiare e i pubblici servizi non possono sfuggire al loro giusto destino di vivacchiare alla peggio per la gente peggiore.
Si deve dunque non lasciarsi sedurre troppo da una sonnacchiosa rassegnazione. Si tratta innanzitutto di vederne con lucidità le ragioni. Per parte nostra vorremmo soffermarci su un fatto che forse non è tra quelli di fondo, ma che