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Tre libri scritti di sua penna, in vario modo riediti(1), altri quattro che variamente si legano ai suoi in una dinamica emotiva e culturale di cui ci parlano con passione.
Quattro anni di cosiddetti seminari, affollatissimi e con successo crescente, dove si raccontano fantasie, sogni e dove Massimo Fagioli interpreta.
Per converso, nonostante sia col nome della psicoanalisi che accade tutto ciò, il silenzio pressochè totale da parte degli addetti ai lavori di ogni scuola e tendenza.
Sono convinto che Fagioli sia qualcosa da prendere sul serio. A mio giudizio egli si inserisce totalmente nell'ambito della tradizione psicoanalitica, ne ripercorre alcuni luoghi fondamentali, rappresenta esemplarmente un'anima presente da sempre nelle vicende evolutive della psicologia dinamica. Accusarlo di provincialismo significherebbe non voler vedere ciò che è possibile vedere già nel cuore delle metapsicologie originarie e nei loro sviluppi, sotto tutte le latitudini.
Quanto al giudizio di opportunismo culturale nei confronti del marxismo mi pare anch'esso illegittimo(2). Semmai c'è da dire che egli su questo terreno, come su altri, va a scivolare con coerenza nell'ideologia, interamente preso com'è dall'immagine che la tradizione da cui proviene sia falsa non perchè e nella misura in cui ripercorra le strade ineffabili della ontologia, non perchè abbia l'ambizione di dirci la Verità sull'uomo, ma perchè non dice la Verità vera.
E' infatti da qui che si deve partire per capire Fagioli. Occorre precisamente entrare in merito al processo di risoluzione della psicoanalisi in un corpus antropologico, ed esplicitare le conseguenze possibili e in atto di questa tendenza, fino a valutare il ruolo da essa giocato non solo nella storia della psicoanalisi, nella costruzione della teoria e nelle varie forme della sua autocomprensione, ma anche sul versante dei confronti fra teoria psico-analitica e l'intero orizzonte culturale, soprattutto su quello intricato dei confronti fra psicoanalisi e mar