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Nel novembre dello scorso anno Giampaolo Lai ci ha inviato una lettera, nel quadro di uno scambio epistolare in atto da tempo, riguardante il volume « Due errori di Freud » allora in corso di stampa presso Boringhieri. I problemi cui accenna sono ben riconducibili a quel processo di « monu-mentalizzazione » di Freud in atto da diverso tempo e che ne cristallizza in varie forme tanto l'opera che la figura. Lai indica molto bene le tappe d'una piccola pietra di questo monumento che è sulla buona via per divenire tombale. Gli abbiamo chiesto il permesso, accordatoci, di pubblicarla come « autorecensione » in quanto rende lo spirito del suo lavoro e l'essenza del contenuto.
Cari amici
puntuale come le piogge di marzo (evidentemente penso già alla primavera) vi mando questa seconda lettera che vi avevo preannunciato con quella di una settimana fa. Il mio libro sulla lettera di Freud del 1936 a Romain Rolland dovrebbe uscire a gennaio prossimo, se questa volta Boringhieri mantiene la sua parola. Il titolo è: « Due errori di Freud ». Si tratta di questo. Nel 1936 Freud contribuisce ai festeggiamenti per il settantesimo compleanno di Rolland scrivendo una piccola cosa nella quale rievoca un lontano episodio occorsogli più di trent'anni prima, nel 1904, mentre si trovava sull'Acropoli assieme al fratello Alessandro. Freud dà tre versioni di questo episodio. La prima menzione si trova nell'Avvenire di un'illusione, del 1927: — « Ero già un uomo maturo quando mi trovai per la prima volta sulla collina dell'Acropoli di Atene fra le rovine dei templi, guardando il mare blu. Un sentimento di meraviglia si mescolò con la mia gioia. Sembrava dire: “Dunque, è realmente vero, proprio come abbiamo imparato a scuola”. Quanto superficiale e debole doveva essere stata la credenza che allora io avevo acquistato nella realtà di ciò che udivo se dovevo essere così meravigliato ora ». —La seconda versione si trova, appunto, nella lettera a R. R.: — « Quando poi il pome