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« Sempre mi si ricompongono scene: rappresentative persistenti. Questo conferma una mia idea istintiva (è irrazionale, non reggerebbe all'analisi): la sensazione che noi siamo urne sigillate galleggianti su quella che per convenienza chiameremo realtà; e in certi momenti si apre una fenditura nel sigillo; e la realtà ci invade… ». (Virginia Woolf: Momenti di essere (Moments of Being) .
In occasione dell'intervista rilasciata a Paolo Caruso nel 1966, e in seguito comparsa su Psicoterapia e Scienze Umane, J. Lacan, a una domanda a proposito del saggio « Al di là del principio di realtà », che l'intervistatore definisce una parafrasi del saggio freudiano « Al di là del principio di piacere », accetta senza difficoltà alcuna l'idea di parafrasi, e anzi, immediatamente, la utilizza, non solo per negare l'ipotesi di una sua intenzionale sfumatura polemica rispetto al saggio freudiano, ma anche e soprattutto per non lasciarsi sfuggire l'occasione di un rinnovato e rigoroso confronto teorico rispetto alla alterata interpretazione che, di questo particolare concetto psicoanalitico, è stata data da parte di molti.
Lacan precisa anzitutto che ciò che Freud chiama « principio di realtà » non può mai venire utilizzato, né in sede teorica né in sede terapeutica, senza che esso venga riferito a ciò che Freud ha contemporaneamente indicato come « principio di piacere ».
E per quanto riguarda più da vicino il suo saggio « Al di là del principio di realtà », egli tiene a ribadire che l'obiettivo principale di questo lavoro è stato la messa in luce di un errore troppo frequentemente perpetrato nei confronti di quanto Freud aveva voluto intendere. « …quel che Freud chiama principio della realtà — egli dice nella sua citata intervista — è stato inteso tranquillamente la « realtà »… Ebbene, no, guardando un po' meglio, quando si legge Freud, ci si accorge che il « principio di realtà », in quanto accoppiato al « principio di piacere », non vuole affatto significare semplicisticamente il pr