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Non pretendo certo di descrivere la « storia della fortuna » di Freud in Italia, dalle prime forme di penetrazione delle dottrine freudiane — risalenti ai primi anni del secolo sino al presente, per due ragioni: il tempo è troppo breve, e l'indicazione sommaria di momenti rilevanti, l'illustrazione di figure rappresentative, senza poter dare di esse la necessaria cornice ambientale, nè poter offrire un giudizio, sarebbe senz'altro noiosa e comunque di scarso interesse. In secondo luogo, questa storia è, secondo me, impossibile da fare. E anche qui, per ragioni diverse: la prima, la più ovvia, è costituita dal fatto che — così come per la storia del movimento psicoanalitico in generale — non si dispone ancora delle fonti necessarie. La decisione di raccogliere i materiali necessari, ma insieme di non renderli — temporaneamente — disponibili, è decisione che può essere giudicata felice, o infelice, ma che comunque è stata presa (e non è possibile, allo stato attuale, disconoscerla). Anche per la storia della psicoanalisi in Italia (pur riconoscendo subito il modesto interesse « teoretico » che essa riveste o potrebbe rivestire), dunque, mancano le fonti. Io non so se la Società Psicoanalistica Italiana disponga di archivi bene ordinati e consultabili; può essere, ma anche se così fosse è ben certo che questi archivi non esaurirebbero affatto la necessità di informazione, anche perchè — su questo ritornerò fra poco — la S.P.I. è un momento non troppo rilevante nell'economia della « storia del movimento psicoanalitico in Italia » per ragioni esterne ad essa, come del resto riconosce uno dei suoi massimi esponenti. La fortuna della psa., infatti, si è data e si è contraddetta, anche e soprattutto al di fuori dell'istituzione ufficiale, forse soprattutto contro di essa.
Ma vi è un'altra ragione, più valida. Così come per la storia del movimento psa. in generale, mancano ancora, si direbbe, le categorie storiografiche adatte. Sta di fatto, che s