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Avvertenza editoriale: cfr. anche l'articolo di Judith Valk, (Psicoterapia e Scienze Umane, 4, 79, l'articolo di Sydney E. Pulver in questo numero e la recensione di Pier Maria Furlan nel n. 2, 79).
Rispetto all'evoluzione del concetto psicoanalitico di narcisismo, in questa sede si deve cercare di proporsi come presupposto di discussione una determinazione teorica e ideologica della posizione delle nuove teorie del narcisismo. Per « nuove teorie del narcisismo » intendiamo tutti quei lavori che dalla fine degli anni sessanta hanno cercato di riprendere il concetto psicoanalitico tradizionale di narcisismo e di inserirlo in forme nuove più al centro della comprensione teorica e clinica della psicoanalisi. Di primaria importanza sono i lavori di Kohut (27) e Kernberg (25), che hanno avviato all'interno della psicoanalisi una discussione su basi nuove e che forse hanno iniziato una nuova era nella comprensione psicoanalitica del Sè.
I movimenti critici che hanno trovato un loro culmine negli avvenimenti politici e culturali della fine degli anni sessanta hanno riguardato in parte anche la psicoanalisi ed hanno lasciato sperare che qualcosa sarebbe cambiato nella struttura sia pure « bloccata » della teoria psicoanalitica. Dal momento che gli attacchi erano rivolti soprattutto contro l'istituzionalizzazione della psicoanalisi, era lecito sperare che prima o poi queste messe in questione si sarebbero inquadrate nella comprensione del Sè teorica e clinica della psicoanalisi. Ma quello che è avvenuto è stato qualche cosa di diverso: la psicoanalisi ha esperimentato soprattutto « dall'esterno » una certa detronizzazione, e questo si avvertì soprattutto per il diffondersi di numerosi gruppi frammentari, che in parte si presentarono come gruppi progressisti di sviluppo della psicoanalisi o più tardi portarono a nuovi metodi e modelli di comprensione (cfr. soprattutto la grande ondata dei « metodi primari californiani »). Ma di fatto è sembrat