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Nel 1953 Eissler ipotizzava seppure con un certo scetticismo che « se le nostre conoscenze sulla struttura dell'Io fossero complete allora potremmo perfezionare un gran numero di tecniche — idealmente adattate allo scompenso di ognuno — e potremmo così assicurare il completo dominio dell'Io in quelle aree dove aveva subito delle sconfitte… ». A distanza di oltre 20 anni il volume dei Blanck costituisce un concreto contributo (gli autori hanno già pubblicato negli Stati Uniti il loro secondo libro) alla realizzazione di tale ipotesi.
E' da sottolineare che, dopo l'originale lavoro di Hartmann del 1939, solo a partire dalla metà degli anni '50, grazie agli apporti dello stesso Hartmann, di Kris e di Loewenstein, della Mahler, della Jacobson, di Kernberg, per non citare che i più noti, le conoscenze sulla struttura dell'Io, in particolare sulla sua costituzione e sullo stabilirsi delle prime relazioni oggettuali, hanno avuto un significativo ampliamento.
I Blanck, utilizzando con padronanza ed intelligenza tali conoscenze, chiaramente sintetizzate nella prima parte del libro, ne indicano le implicazioni per la pratica clinica. Il valore del volume consiste proprio nel mostrare con evidenza e semplicità come si traducano clinicamente i concetti teorici della psicoanalisi dell'Io: come si manifesta ad esempio in un adulto il mancato raggiungimento della « costanza oggettuale », o un deficit di « neutralizzazione », o la presenza di « tendenze simbiotiche » ecc. Tutti questi aspetti clinici, collegati in una « diagnosi evolutiva descrittiva », costituiscono la traccia della psicoterapia che si modula e si sviluppa a partire dagli aspetti più deficitari fino ai più evoluti. In tal modo è possibile ridurre o superare quei difetti dell'Io che si collocano nelle prime fasi del suo sviluppo e caratterizzano le patologie più gravi, dalle strutture borderline a quelle psicotiche. L'esperienza riportata nel libro riguarda tale ambito, tuttavia notando con Horn come anche nel campo