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Dopo aver fatto nella prima parte di questo lavoro alcune riflessioni scientifico-teoriche sulla posizione teorica delle nuove teorie sul narcisismo (soprattutto di Kohut), dopo aver avviato quindi per così dire la discussione sul pensiero psicoanalitico, nella seconda parte vogliamo occuparci piuttosto dei problemi ideologici delle nuove teorie sul narcisismo.
In primo luogo ci sembra importante occuparci dei problemi del cambiamento specifico-culturale dei sintomi, poichè i teorici del narcisismo accennano spesso ad un vero e proprio cambiamento della problematica psichica in modo tale, come se le forme tradizionali (« strutturali ») di nevrosi stessero scomparendo e fossero sostituite sempre più da nuove forme di patologia del narcisismo, per cui si notano sempre più riflessioni di tipo sociologico. Così ad esempio in Kohut:
«… fino a relativamente poco tempo fa la minaccia più consistente per l'individuo era il conflitto interiore, l'eccessiva vicinanza emozionale del rapporto tra genitori e figli, l'intenso rapporto emozionale tra i genitori, forse come contrappeso al vantaggio della stabile unità familiare, di una vita sociale che aveva origine dal focolare e di un ruolo definito del padre e della madre… oggi tutt'al più il bambino partecipa alla gestione del tempo libero dei genitori… e questi ultimi non forniscono al bambino lo stesso nutrimento che gli danno le attività della vita reale, particolarmente per la mancanza di quegli sbagli che sono limitati, ottimali, nontraumatici e che forniscono la materia pulsionale per l' “internalizzazione trasmutante”… » (27 e, pag. 268/269).
Queste riflessioni non sono prive di un certo potere di seduzione, tanto più che anche la sociologia dispone di un materiale sempre maggiore per trasformare la struttura familiare borghese (cfr. anche in Strzyz, 44).
Per la discussione sull'ideologia si deve prestare l'attenzione che merita al problema normalità-patologia, e qui ancora una volta sono in primo piano i lavori di