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In una riunione tenuta il 23-6-79 Berthold Rothschild ha dichiarato che gli ingenui vedrebbero l'appoggio agli scritti di Kohut ricompensato dal successo di una sicurezza acquisita rapidamente nel rapporto con i pazienti, e quindi presumerebbero di essere esentati dalla necessità di un approfondimento nella metapsicologia e nella tecnica della psicoanalisi.
Se diamo retta a Ornstein, Goldberg e Wolf, che quasi come « commis voyageurs » diffondono per il mondo la Nuova Dottrina, in effetti abbiamo l'impressione che la psicoanalisi si sia semplificata. Ma quando io, agli inizi degli anni settanta, cominciai a conoscere Kohut, la lettura della terminologia psicoanalitica era ancora difficile. Infatti, come scrive Kohut in una lettera del 13-8-77 (Ornstein ed. 1978, pag. 927), allora
« l'ambito teorico, che utilizzava quando scrisse “L'analisi del Sè”, era l'ambito della teoria tradizionale della libido ».
Kohut prosegue:
« Ma le sue osservazioni mi dimostrano che Lei si è accorto che l'ambito teorico che utilizzavo allora non era la parte più importante della mia opera, che lo utilizzavo perchè volevo presentare le mie nuove scoperte con un linguaggio noto a coloro con cui avevo maggior contatto scientifico, e cioè i miei colleghi negli Stati Uniti ».
Credo che Kohut con « nuove scoperte » intenda la postulazione teorica, critico-metodologica dell'introspezione ed empatia in « Introspezione, empatia e psicoanalisi » (1959/71), come quello che scrisse nel 1966 nel lavoro « Forme e trasformazioni del narcisismo », e la sua descrizione dei transfert dell'oggetto del sè e dell'internalizzazione trasmutante nei lavori del 1968/1969 (« Il trattamento psicoanalitico dei disturbi della personalità narcisistica ») e del 1971 (« L'analisi del Sè » / 1976 « Il narcisismo »).
Egli suddivide i transfert narcisistici nel transfert idealizzante, in cui l'analista diventa la nuova edizione dell'immagine parentale idealizzata, e nell'attivazione del Sè grandioso nel transfert speculare, all'