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Nelle Vorlesungen zur Einführung in die Psychoanalyse Freud proponeva alcune tesi sul simbolismo in stretto rapporto con l'analisi dei simboli onirici; partendo dalla constatazione che « il simbolismo è un ambito straordinariamente vasto di cui il simbolismo onirico costituisce solo una piccola parte », (1) Freud tendeva a ridurre la ricchezza delle formazioni oniriche ad una simbolizzazione sempre attinente all'esperienza sessuale; ciò avrebbe dato luogo al concetto di sovradeterminazione (2). Come si sa il problema del simbolismo in chiave freudiana è stato ampiamente riveduto, da ultimo in alcuni notevoli contributi apparsi negli Atti del Congresso di Gerusalemme — come quelli di Guy Rosolato (3), o di Harold P. Blum (4) — e nel libro di S. Fisher e R. P. Greenberg, The Scientific Credibility of Freud's Theories and Therapy (5). Nonostante Freud ammettesse a priori che il simbolismo onirico deve restringersi ad un ambito limitato fra tutte le numerose facoltà simboliche della psiche, tuttavia sappiamo che dopo di allora, ed a partire dalla teorizzazione di Ernst Jones, i caratteri del simbolismo onirico sono filtrati più o meno nelle ipotesi sulle altre formazioni di simboli relativi ai sistemi preconscio e conscio; va tenuto presente che allora, nel 1916, Freud istituiva quella sovrapposizione fra il simbolo ed il contenuto simbolizzato dichiarando « chiamiamo […] 'simbolo' del pensiero onirico inconscio l'elemento onirico stesso. » (6) (la teoria dell'equazione simbolica di Jones). Il motivo principale per cui il sogno ha mantenuto una considerazione dominante su tutti i processi di simbolizzazione dopo Freud, è dovuto a quello che egli definì Rucksicht auf Darstellbarkeit (7). La raffigurabilità si legherebbe al fatto che i pensieri del sistema conscio hanno sempre origine da un'elaborazione immaginativa di forme esterne percepite con i sensi; ed il lavoro onirico ricondurrebbe il pensiero in senso contrario, fino alle rappresentazioni sensoriali da cui esso