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Ho letto il bel libro di Fritz Morgenthaler, « Tecnica: dialettica della prassi psicoanalitica », perchè un'amica me lo aveva consigliato. Mentre lo leggevo, sono stato colpito da frasi di questo tipo: « Il rapporto analitico coinvolge due partner che non sono affatto privi di conflitti. Ne hanno entrambi, anche se con diversa collocazione » (p. 30), « Nel processo analitico noi, come analisti, siamo sempre gli ospiti in ritardo dei nostri analizzandi » (p. 75), « Come analista, nel mio approccio all'analizzando non mi atteggio come se quest'ultimo fosse tutto pieno di difese patologiche » (p. 144), « Nel processo analitico mi oriento affinchè il mio rapporto con l'analizzando sia buono » (p. 145), « Si dovrebbe piuttosto fare in modo che il buon rapporto dell'analizzando con l'analista rimanga in piedi » (p. 69), « L'esperienza della propria analisi è in primo luogo l'esperienza della limitatezza, del ridursi a ben poco di ciò che è modificabile. Tutto il resto, ossia la maggior parte, è come è, cioè come è sempre stato » (p. 18). Allora l'ho riletto, ho preso delle note, ho cominciato a buttar giù alcune riflessioni, nell'idea di scrivere all'Autore per complimentarmi con lui e perchè mi chiarisse alcuni punti più difficili del suo lavoro che mi erano rimasti oscuri. Pensavo di cavarmela con due o tre pagine, così con l'aiuto del dizionario e di mia moglie avrei potuto tradurle in tedesco. Ma ne sono venute fuori tante, di pagine, da spingere il progetto della traduzione troppo al di là dei miei limiti. Così ho pensato di ordinare le cose già scritte, per una recensione, indirizzandole invece che all'Autore — ma chissà poi che non legga l'italiano — ai suoi lettori di lingua italiana, in modo da confrontare eventualmente ciò che ho creduto di trovare io nel suo libro con ciò che vi hanno trovato loro.
Quello che interessa soprattutto Morgenthaler, in quanto analista, è il rapporto affettivo tra analizzando e analista nella situazione analitica. Quello che gli sta p