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La psiche umana è strutturata in modo siffatto, da poter percepire elementi uguali che si ripetono in oggetti diversi e raggruppare cosi questi, distinguendoli entro categorie comuni. La percezione dell'uguale e del diverso è, nell'uomo e nell'animale, la chiave del riconoscimento di Sè e della conoscenza del mondo. Nell'uomo, tale facoltà assurge alla funzione della simbolizzazione. La continuità del Sè viene realizzata mediante l'autopercezione dell'indentità nel mutamento della persona, del costante nella propria esistenza continuamente cangiante.
Nel mondo circostante qualsiasi oggetto è atto a svolgere un ruolo vicariante nei riguardi di un altro oggetto, con cui ha in comune una qualche proprietà fondamentale. Il primo oggetto diviene così rappresentante o simbolo del primo. Dagli antichi culti del sole nei popoli primitivi, ove l'astro di bellezza e di calore rappresentava il principio divino, sino al transfert della psicoanalisi moderna, ove l'analista è il padre, questa regola del simbolismo struttura tutta la vita dell'uomo, a tal punto, che c'è chi ha chiamato l'uomo (in alternativa a qualificazioni come Homo faber, Homo erectus etc.) Homo simbolicus.
La funzione di rappresentanza data ad ogni oggetto viene stabilita dall'Io del soggetto. Senza quest'Io che percepisce la diversità degli oggetti fra di loro e quindi la loro eventuale incongruenza, si ha il sogno, ove prevalgono secondo Freud i processi psichici primari e quindi la possibilità che oggetti anche lontani fra di loro possano tuttavia, per qualche loro rima o sfondo appena visibile rappresentarsi vicendevolmente, a tal punto, che senza una complessa ermeneutica psicodinamica da parte dello psichiatra, la coscienza sveglia non afferra più il momento vicariante.
Ora, nella schizofrenia, la « cadenza », il « metronomo dell'Io » scompare, e gli oggetti tornano a mescolarsi fra loro come nei sogni. I cosidetti « giuochi di parola », le associazioni bizzarre, la « Zerfahrenheit » di Bleuler