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A) E' necessario, ancora una volta, tare luce sulla concezione operativa di gruppo. Inizialmente l'idea di gruppo operativo suggeriva l'organizzazione di un'area disciplinaria — la psicologia sociale (analitica) — che avesse come oggetto di studio il gruppo.
D'altra parte, le caratteristiche dell'oggetto (struttura di gruppo che lavora su un compito) coinvolgono elementi sociali e psichici che costringono una tale psicologia sociale ad avere come necessario contesto una articolazione metodologica di psicanalisi e marxismo.
Vediamo i punti centrali del problema in modo da evidenziare qual'è la posta in gioco in questo passaggio dalla psicanalisi alla psicologia sociale. (Questo è il titolo del libro di E. Pichon Riviere).
Tale passaggio esige, si può dire, una intensa elaborazione di tre complessi problematici che, sebbene in stretta relazione, mantengono una certa autonomia. Questi complessi sono: l'oggetto, i limiti dell'area di conoscenza dell'oggetto, e l'identità di chi lavora nel campo dei gruppi.
Inoltre, si può osservare che l'introduzione di un « operare » (come attività e meccanismo fondante di una struttura di gruppo) e del compito (come elemento di finalità che, per la sua ricorrenza, si trasforma in casualità e che funziona da supporto della costituzione di un gruppo) rompono la concezione puramente psicanalitica dei gruppi.
Riconosciamo i legami con la scuola inglese (Bion-Ezriel), che la scuola francese cerca attualmente di imitare, che è ancora, però, una interpretazione psicanalitica dei gruppi, mentre la nostra è una interpretazione psicosociale (analitica) del fenomeno dei gruppi.
A sua volta, le idee di gruppo operativo contenevano una certa concettualizzazione del veicolo, che appariva come elemento minimo di interrelazione, di relazione io-altro, di identità-alterità.
Il vincolo, come nozione, tentava di segnalare la relazione che il soggetto stabilisce con sè stesso e con il mondo circostante.
Ora, questa teoria del vincolo apre — o apriva — due possib