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L'intervento che segue, quale proposta per una riflessione e per un eventuale approfondimento, è la « comunicazione » (in parte riveduta) presentata al IX CONGRESSO NAZIONALE della Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile (S.I.N.P.I.) svoltosi nei giorni 17/18/19 ottobre 1980 nella Repubblica di San Marino.
Al Congresso di quest'anno si è proposto quale tema generale « Attualità di neuropsicopatologia dell'età adolescenziale ».
Jaques Lacan usa delle allegorie per affrontare le metafore della dissociazione. Una delle più interessanti si trova nel secondo « Seminario » (1) dal titolo La lettre volée: prende spunto da un racconto di Edgard Allan Poe per rintracciare significazioni sotterranee e ricondurle alla storia presente delle dissociazioni.
Questo metodo d'indagine attraverso messaggi analogici del passato non è stato inaugurato da Lacan; già in Freud abbiamo visto analisi della patologia di artisti (Jensen, Michelangelo, Leonardo) collegate al disagio della nostra civiltà (2); altresì in Julia Kristeva abbiamo visto acute interpretazioni su l'opera di Giovanni Bellini per il rapporto di maternità (3); tuttavia una parabola completa della perdita e della proposta di identità è sottesa in gran parte degli scritti lacaniani di questo secondo Seminario.
Il modo di riferirsi « altrove » per significare un disagio è un espediente già utilizzato prima della scoperta della nuova psicologia.
Uno dei primi lavori di H. Bosch, la cura della follia, propone, in chiave popolaresca (della borghesia popolare), la metafora di questo male con parole che suonano così: « Maestro, cava fuori le pietre (della follia), il mio nome è “bassotto castrato” ». La raffigurazione è un concentrato di simboli che riconducono alla « visione-del-mondo-medica » dell'epoca: dall'imbuto sulla testa del chirurgo, al libro sulla testa della donna-assistente al tulipano selvatico estratto dalla testa del paziente. Questa ironia della fine del quindicesimo secolo vuol mettere in luce la disastrosa i