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L'argomento di questo saggio è strettamente legato ad un problema che ha impegnato per decenni gli studiosi. Si colloca nel campo del quesito che Freud avanzò al Congresso Psicoanalitico di Berlino (1922). In quella sede aveva chiesto: « qual'è la relazione tra tecnica e teoria psicoanalitica? ». La domanda di Freud abbracciava un campo molto vasto; solo una parte di esso costituirà l'argomento di questo saggio. Oggi la domanda di Freud del '22 ci interessa particolarmente in relazione alla struttura dell'Io. Negli ultimi due decenni si è diffusa una aspettativa che può essere espressa in questo modo: se le nostre conoscenze sulla struttura dell'Io fossero complete, potremmo mettere a punto un gran numero di tecniche — adattate in modo ottimale, ad ogni disturbo individuale — e potremmo così assicurare un completo dominio dell'Io su quelle zone in cui avesse subito dei danni e garantire così una guarigione completa.
Come tutte le aspettative anche questa non riflette adeguatamente una realtà oggettiva; probabilmente è corretto affermare che un insight molto approfondito, quasi completo, della struttura dell'Io moltiplicherebbe la efficacia clinica della tecnica psicoanalitica.
Si dovrebbe in ogni modo accogliere la obbiezione dei pessimisti: la totale conoscenza della struttura dell'Io ci mostrerebbe il compito di cambiare quella struttura nelle sue reali ed enormi proporzioni persuadendoci, di conseguenza, a rinunciare a tali eroici tentativi.
Prima di entrare in argomento, desidero escludere due variabili che hanno un notevole peso sulle tecniche psicoanalitiche.
Questa delimitazione faciliterà una formulazione più circostanziata delle conclusioni fondamentali ed eviterà le confusioni che potrebbero derivare dalla gran varietà dei problemi coinvolti.
Le tecniche psicoanalitiche dipendono principalmente da tre variabili: la personalità e il disturbo del paziente, le condizioni attuali della vita del paziente e la personalità dello psicoanalista.
Le ultime due variabili v