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Premessa
F., il bambino di cui si parla e che è stato occasione per queste riflessioni, ha attualmente nove anni. Il rapporto terapeutico con lui e con i suoi genitori (separatamente), tuttora in corso, è iniziato quando F. aveva 3 anni.
Il bambino, che non ha mai parlato e tuttora non parla, presentava tratti e caratteristiche inquadrabili in una sindrome di autismo precoce.
I terapeuti, Silvia e Giovanni, sono rispettivamente psicologa e neuropsichiatra infantile del Servizio di riabilitazione per l'infanzia dell'U.S.L. n. 18 di Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia.
Una mattina nel giardino dell'asilo, un gruppo di bimbi tra i 3 e 6 anni giocano e parlano. F. (un bimbo autistico) inizia un gioco con i sassolini della strada, che finora erano rimasti lì ignorati, materiale inanimato, senza significato, perchè i sassolini servono per camminarci sopra e basta, al massimo per riempirci un secchiello. Da niente che erano, i sassolini diventano TUTTO, si animano di infinite possibilità cinetiche, saltano, volano, cadono sulle teste dei bambini, si scontrano, piovono, producono rumore, passano da una mano all'altra, diventano dei doni e delle armi, amici o nemici, morti o vivi… F. è immerso in una danza orgiastica, in cui muscoli ed arti sembrano non sottostare ad alcuna legge, ad alcuna limitazione. Non esiste ballerina che potrebbe imitarne l'agilità la sovrapposizione di mosse, la rapidità dei passaggi, la precisione noncurante con cui evita gli ostacoli, la leggerezza del tocco delle mani e dei piedi, la varietà delle linee e dei percorsi che traccia nell'aria e a terra in una ristretta area d'azione, la libertà e insieme la coordinazione delle varie parti del corpo tra loro: sembra che la gravità non ci sia, che non ci sia dispersione di forze nè possibilità di stanchezza. Guardando, sento che i muscoli del mio corpo seguono la danza, la imitano dall'interno, sento un impulso fortissimo, ma resto immobile perchè q