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Husserl afferma, paradossalmente, che « la finzione è l'elemento vitale della fenomenologia ».
Anche in quella forma di rapporto estremamente particolare e fenomenologicamente interessantissimo che è la psicoterapia, l'immaginazione-finzione gioca un ruolo importante, sia che ce ne rendiamo conto, sia che ne siamo ignari.
Acquisire la coscienza di ciò può spianare la strada che conduce alla conquista della sanità mentale.
Nel linguaggio quotidiano, ma anche nel lessico scientifico, il termine « immaginazione » viene per lo più usato come sinonimo di finzione, illusione, fantasia, sogno… In tutte queste accezioni, l'immaginazione viene spogliata del suo potenziale, viene negata in quanto forza realmente esistente in noi, ed in quanto risorsa necessariamente presente in ogni progetto umano, esistenziale. L'immaginazione è la più reale e concreta funzione psichica: ogni nostra scelta può realizzarsi ed avere successo soltanto se ne è sostenuta: non si può agire sul reale, — sul « mondo » e su noi stessi — se l'immaginazione non è d'accordo.
Nonostante nel concetto di « immaginazione » siano senz'altro presenti elementi di « illusorio » e di « fittizio », nello scontro con la volontà è sempre l'immaginazione a prevalere.
L'immaginazione, pertanto, vince la realtà o la amplifica; la annulla se è in opposizione, l'ingigantisce se è in concordanza. Il non saperla controllare e guidare correttamente, dopo averne conosciute le caratteristiche, fa sì che questa funzione estremamente utile si trasformi in un'arma distruttrice.
Se immaginiamo seriamente di poter attuare un progetto e ne siamo convinti, possiamo realizzarlo, qualunque sia la difficoltà e per quanto la cosa possa apparire impossibile ad altri.
Ma, se l'immaginazione non ritiene attuabile un'impresa, i nostri sforzi e la volontà non possono, da soli, conseguire il risultato positivo sperato.
Di fronte ad un ostacolo che si oppone al cammino — uno strapiombo s