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Per rispondere a questa domanda è necessario partire da una critica delle idee sulla droga diffuse e prevalenti sia nella opinione pubblica sia nei circoli di amministratori e addetti ai lavori.
Da parte dei più si riconosce che il fenomeno droga è causato da diversi fattori variamente interdipendenti (politico-sociali, di mercato, psicologici, famigliari etc. etc.); nonostante ciò si pretende di fare ricorso, quando lo si affronta dal punto di vista assistenziale-sanitario, a modelli di lettura lineari propri dell'ottica medica tradizionale (cause, concause, decorso della malattia prevedibile e modificabile dalla terapia, guarigione, etc.).
Va peraltro notato che terapia medica e prevenzione funzionano tanto meglio quanto più sono stretti e riconoscibili i nessi tra cause patogene ed effetti. In caso contrario questi provvedimenti, inevitabilmente univoci sono fallimentari.
Se si accetta quindi, che il fenomeno droga è complesso e multideterminato, che, in questo campo, effetti apparentemente simili si raggiungono a partire da cause diverse e viceversa, bisogna coeren-temente concludere che non serve proporre in modo monotono nè la soluzione ottimale e settoriale, nè banali iniziative di prevenzione (informazioni nelle scuole, nelle caserme, etc.).
Proponiamo subito di sostituire, in questo settore al concetto di prevenzione (che si può fondare solo sulla conoscenza dei meccanismi etiopatogenetici) quello di tutela della salute che è, al contrario basato sulla conoscenza dei processi di sviluppo e mantenimento della salute.
Vogliamo inoltre richiamare l'attenzione sull'idea, diffusa dai mezzi di comunicazione, dell'onnipotenza della medicina. Anche contro la droga, si lascia intendere, la soluzione medica ci sarebbe: manca solo qualcosa di non ben definito per attuarla pienamente. Questo qualcosa può essere di volta in volta un intervento politico, un investimento economico, una struttura adeguata, la competenza o la buona volontà degli operatori. Tutti credono a portat