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Questo libro di Lucien Israel non è un manuale di psichiatria prevedibile, ricco di banalità, di luoghi comuni e di pregiudizi come si potrebbe temere, dato il tema. Al contrario, offre invece l'occasione per una riflessione sull'isteria e fornisce molti stimoli di discussione non solo su questo quadro clinico ma anche — e qui sta un altro dei suoi meriti — almeno indirettamente su due temi di interesse più generale: la psichiatria e la sessualità.
A me pare che Israel riesca magistralmente a presentare l'isteria come terreno di sovrapposizione di due questioni (che, tra l'altro, in questi anni sono state oggetto di un fitto dibattito non limitato solo all'ambito psichiatrico): vale a dire quella della interpretazione di disturbi legati alla sessualità effettuata, con rarissime eccezioni, da psichiatri (uomini) nei confronti di pazienti (donne), e quella del rapporto fra uomo e donna (all'interno del quale la sessualità costituisce solo un aspetto, anche se assai rilevante ed indicativo).
C'è un modo di avvicinarsi alla « critica dell'isteria » a cui Israel si mostra sensibile, che è quello di soffermarsi sulla stigmatizzazione che la psi chiatria ha operato — attraverso l'etichetta « isteria » — su certi comportamenti di un gruppo di esseri umani, trasformandoli in sintomi di malattia. Attraverso questa operazione, la psichiatria ha concretamente esercitato una funzione di controllo sociale e di oppressione. Di più, la tesi di Israel è che l'approccio all'isteria sia viziato all'origine e in profondità dai fantasmi maschili, dai quali emergono paure e rancori di fronte all'isterica ma che tradiscono e manifestano timori e risentimenti dell'uomo nei confronti della donna in generale.
Nella descrizione del carattere isterico, ad esempio, si ricorre ad un linguaggio talmente vicino all'insulto (falsità, doppiezza, menzogna, inganno) che non appare davvero fuori luogo domandarsi se il medico-uomo non faccia i conti, in realtà, con la donna in generale più che con la donna