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« Tutte le nostre conoscenze sulla schizofrenia come pure la possibilità di un suo trattamento sono fondamentalmente legate al manicomio » « … (…). La nuova legge 833 che, abolendo il manicomio, ha spostato sul territorio l'intervento psichiatrico, con tutta probabilità permetterà una conoscenza della schizofrenia diversa da quella avuta fino ad oggi ». L'introduzione del libro ci predice un passaggio da una possibilità a una probabilità, ciò che è stato possibile e ciò che sarà probabile.
Come sfondo di questo gioco di certezze si colloca la fine di una tappa, quella del manicomio, e l'inaugurazione dell'altra, quella del territorio. In mezzo alle due situazioni storiche c'è la nascita e lo sviluppo della psicoanalisi.
L'insistenza di Merini sulla questione del « Territorio » (è il suo secondo libro su questo tema; il primo, curato da lui, è « Psichiatria nel Territorio », Ed. Feltrinelli) ci obbliga a considerarlo come emergente di una situazione storico-sociale, la legge 180 e la legge 833, che chiudono il manicomio e stabiliscono una « Assistenza a livello di Comunità ».
Ho conosciuto Merini nel 1972 e nel 1974; grazie all'amabilità del Prof. Gentili, sono stato per quasi due mesi nella clinica psichiatrica di Bologna, e vi ho lavorato usando una metodologia di psicologia di gruppo. In un mio libro, il capitolo « Rapporto sulla Psichiatria » è una sorta di riassunto di quella esperienza. Da quel momento sono sempre stato una specie di osservatore, attivo quando è stato possibile, dei vari tentativi di assistenza e prevenzione lì realizzati.
Torniamo a Merini come emergente della situazione storico-sociale del pensiero e della pratica psichiatrica, per i problemi che indica nel suo libro e per la polemica che apre usando certe definizioni. Si trovano nel libro due posizioni: una didattica e quella dell'intervento psichiatrico. La psicoanalisi che si prende in considerazione è quella della « Psicologia dell'Io » (pag. 10). I capitoli I e II esponsono le ipotesi di que