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Ci sembra doveroso che Silvano Arieti, scomparso prematuramente a New York il 7 agosto 1981, venga particolarmente ricordato in Italia, il paese dove era nato, al quale era rimasto legato da forti vincoli affettivi, e dove probabilmente più gli premeva che venisse accolto e riconosciuto il suo contributo scientifico e culturale. Questo scritto vuole anche riparare ad un'omissione della stampa italiana, che ha passato completamente sotto silenzio la morte di uno dei più grandi psichiatri e psicoanalisti dei nostri tempi. Forse perchè, di natura riservata, egli non si era circondato, contrariamente ad altri, di schiere di allievi plaudenti. Quando, dopo poche settimane, è morto Lacan, i maggiori quotidiani italiani gli hanno dedicato pagine intere, mentre non hanno ritenuto opportuno destinare una sola riga alla morte di Arieti. Unica eccezione un quotidiano specializzato, il « Corriere Medico », sul quale, a pochi giorni dalla morte, il 12-13 agosto, è comparso un articolo commemorativo di Annamaria Maniezzi.
Silvano Arieti nacque a Pisa il 28 giugno 1914. Dopo la laurea in medicina fu costretto dalle leggi razziali ad emigrare negli Stati Uniti. Ebbe una buona preparazione biologica di base, dapprima con Ayala a Pisa, poi con Ferraro a New York. Egli tuttavia era più interessato agli aspetti psicologici della schizofrenia, e dopo aver lavorato vari anni in un grande ospedale psichiatrico, il Pilgrim State Hospital, entrò a far parte del William Alanson White Institute di New York. Qui ricevette una formazione psicoanalitica a indirizzo interpersonale, ebbe fra i suoi insegnanti Erich Fromm e Clara Thompson, e venne molto influenzato, in particolare, da Frieda Fromm-Reichmann.
Nel corso della sua carriera è diventato probabilmente il più famoso psichiatra americano dei suoi tempi. E' stato per molti anni, fino alla morte, Clinical Professor of Psychiatry al New York Medicai College. E' stato il curatore del monumentale American Handbook of Psychiatry in sette volumi, l