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Proverò a parlare del trattamento psicoanalitico dei bambini dal punto di vista dell'analista. Vorrei cioé occuparmi non tanto del bambino, quanto piuttosto dell'analista di fronte al bambino; o anche della relazione, naturalmente quale appare all'analista, che viene a costruirsi fra l'adulto e il bambino.
Basta un rapido sguardo in giro, dovunque vi siano insieme bambini e adulti, per convincersi che le relazioni fra gli appartenenti a queste due categorie, lungi dall'essere tranquille e pacifiche, hanno tutti gli ingredienti tipici della lotta di classe: con la diffidenza e la paura che si manifestano a vicenda, con la collusione che li lega fra di loro, con la sopraffazione, il ricatto e lo sfruttamento che esercitano gli uni sugli altri. Spesso è il bambino a fare la parte del padrone; ma non sempre. La storia, attuale e passata, fornisce del dominio dell'adulto numerose testimonianze, nelle quali l'aggressione ai bambini si manifesta senza mascheratura alcuna, bensì è istituzionalizzata e formalizzata.
Ho trovato ad esempio, in una rivista di storia della medicina, un articolo (2) che riferisce sei gride prolungate dal Magistrato di Sanità della Città di Milano tra la fine del Quattrocento e il primo trentennio del Seicento, periodo delle grandi pestilenze, « contra pueros ludentes », « contra li putti che fanno li pugni e sassi ». La prima grida, del 1483, ingiunge « chel non sia persona alcuna, de qual grado, stato o preheminentia voglia che sia, che ardisca né presuma, da m'o in ante, zughare né dare a li pugni ne la presente cità de Milano, né in li soy borgi, et questo soto la penna de ducati dece d'oro… Et ulterius de tracti trey de corda a chi non havera di pagare la dicta penna… Et se serano puti picholi che non habiano pagura, serano scorezati et stafilati molto bene, et se ne farà diligente inquisitione, cercha li delinquenti serano puniti inremisibilmente modis et formis de quibus supra ». Il contenuto