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In un articolo dell'autunno del 1980 (« La macchina, il cyborg, il mana. L'immaginario scientifico di Lyotard, aut aut n. 179-180) criticavo il modo in cui Lyotard (cfr. La condizioni postmoderna, Feltrinelli ) tenta di attribuire connotati rivoluzionari alla « scienza delle instabilità », riferendosi in particolare alla matematica delle catastrofi, alla termodinamica dei sistemi aperti e a tutta la nuova modellistica scientifica che si propone di formalizzare eventi stocastici, fenomeni singolari, oggetti irregolari, attraverso nozioni come quelle di fluttuazione, biforcazione, ecc. Mi era parso soprattutto che Lyotard, nel tentativo di dimostrare l'omologia fra nuovi paradigmi della ricerca scientica e nuova razionalità di un possibile progetto anticapitalistico, finisse per rivolgersi alle categorie della critica dell'economia politica, indebolendo il suo discorso nei confronti di elaborazioni teoriche che, come quelle di Luhmann, utilizzano la teoria dei sistemi con esiti politici di segno opposto, applicandola direttamente all'oggetto-politica senza ricorrere a contaminazioni metodologiche e disciplinari.
Successivamente, si sono levate voci che si sono spinte assai oltre, affermando che nel nuovo stile di razionalità scientifica, esaltato da Lyotard, prevarrebbero i rischi di una traduzione politica conservatrice. Mi riferisco in particolare alle osservazioni di Mario Galzigna su Prigogine, sul numero di Alfabeta dell'ottobre 1981, e all'articolo di Mario Vegetti sul numero 186 di aut aut (« Lucrezio e il materialismo pacificato », novembre-dicembre ). Introdurrò la tematica che mi propongo di affrontare nel mio intervento, muovendo da questo secondo articolo.
Il bersaglio polemico di Vegetti è il libro di Michel Serres, Lucrezio e le origini della fisica che assume l'opera di Lucrezio a rappresentante dell' « altra » fisica, di quella fisica dei fluidi che studia le forme dell'ordine come prodotti della stabilità relativa che si organizza casualmente in un ori