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« — Tu chi sei? — disse il Bruco.
— Non posso spiegarmi, signore, mi dispiace, — disse Alice — poiché io non sono io, capisci? ».
Il titolo di questa comunicazione * si giustifica per il fatto che il soggetto, quello forgiato da Freud, quando ha messo in opera la sua nozione di inconscio, va soggetto all'infanzia come ad altri stati « artificiali », reperibili propriamente solo nell'essere umano in quanto parlante. Stati che sempre concernono l'Io, come l'assunzione della sua immagine allo specchio, o l'innamoramento, o la sua posizione di analizzante (1).
Ciascuno di questi stati (cui sembra applicabile la metafora dell'opposizione natura/cultura) mi sembra aprire sulla struttura di taglio irriducibile in cui si compie l'inconscio. Cito a questo proposito un passo di Lacan che permette di piazzare preventivamente certe confusioni proprie alla concezione « ingenua », cioè naturalistica, legata a un tempo « naturale », di infanzia, concezione ahimé in uso nella psicoanalisi d'oggi.