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Allo Zoo di Londra una gabbia reca un cartello: «Questo animale è sconosciuto alla scienza». Dentro la gabbia vi è un piccolo scoiattolo con le zampe nere, che proviene dall'Africa. Di questo animale non si sa nulla, non ha nome. Per D. Morris, lo zoologo che dirige lo Zoo, questo scoiattolo costituisce una «sfida immediata». «Cosa c'è nel suo modo di vivere che lo ha reso unico?». Egli si chiede: «In che cosa differisce dalle trecentosessantasei specie viventi di scoiattoli già note e descritte?» (1).
Quando, nelle mie letture, mi sono incontrato con un singolare personaggio, con «l'uomo-con-mentalità-computeristica» (2), mi sono trovato nella stessa situazione di Morris e, superata la sorpresa iniziale, mi sono interessato al fenomeno, ritenendolo una sfida per tutti noi.
L'antropologia ha dimostrato che le maggiori differenze che si riscontrano tra i gruppi umani dipendono dalla cultura. L'uomo, così come cambia a seconda dell'ambiente naturale nel quale abita, altrettanto varia come risposta ai mutamenti del suo ambiente tecnologico e sociale. Per A. Alland, antropologo alla Columbia University: «La cultura non è soltanto un prodotto della biologia, è l'espediente adattivo dell'uomo nel processo di adattamento all'ambiente» (3).