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La psicologia sociale odierna, per le ricerche condotte, per le sue metodologie e i suoi strumenti e per l'attenzione che pone ai problemi di ordine epistemologico ed ideologico, si configura come una disciplina ormai adulta e indipendente che aspira ad avere piena cittadinanza nel mondo scientifico anche per la sua qualità di disciplina di frontiera, ricca quindi di scambi con molte tra le scienze sociali e umane. Temi quali: l'analisi dei gruppi e delle istituzioni sociali, i comportamenti collettivi e i sistemi di credenze, le relazioni interpersonali e i processi di scambio, conflitto, cooperazione, la formazione delle norme e i pregiudizi, i processi di comunicazione e i problemi dell'autorità e del comando, per non citare che quelli tra i più noti e conosciuti; tutti questi temi oggi non possono più essere affrontati senza fare i conti con la psicologia sociale.
Tuttavia, come spesso accade, la rapida crescita della disciplina, il suo veloce affermarsi sulle scene delle scienze dell'uomo, nonché la fitta proliferazione delle ricerche, hanno sollevato, agli occhi di chi non intenda la psicologia sociale solo come una vera applicazione di tecniche e strumenti per una non meglio definitiva pratica sociale, non pochi e indilazionabili problemi, il principale dei quali può essere individuato in una sorta di scarsa unitarietà disciplinare. Capaci di grande produttività, gli psicologi sociali non si sono mostrati altrettanto capaci di conferirsi uno statuto teorico unitario trovando, in quasi un secolo di vita, solo in Kurt Lewin l'unico punto fermo di «coordinamento concettuale e insieme di proposta pratica di intervento sociale». Alla originaria difficoltà di accumulate il sapere acquisito si è aggiunta quindi, negli ultimi anni, la difficoltà a produrre un lavoro ben organizzato intorno a temi specifici.
Si assiste così al succedersi di punti di vista differenti intorno a differenti problemi, al proliferate di «mini-teorie» più che al profilarsi di una teoria unica,