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1. « Data l'intima connessione che vi è fra ciò che distinguiamo fra fisico e psichico, dobbiamo ammettere che verrà un giorno in cui, alla conoscenza teorica e speriamo pure anche a una attività terapeutica, si apriranno nuove vie conducenti dalla biologia somatica e dalla chimica fisiologica, alla fenomenologia delle nevrosi. Ma questo giorno sembra lontano, e questi stati morbosi sono per noi attualmente inaccettabili dal lato medico » (Freud, 1926, p. 398).
Se oggi Freud fosse ancora vivo, come reagirebbe agli attuali tentativi di ricondurre alternativamente la sua opera ora alle scienze biologico-naturali ora alle scienze situate nel campo umanistico-filosofico? La domanda è nata dal constatare come nei confronti della psicoanalisi si accendano periodiche discussioni sulla sua appartenenza all'ambito psicologico e/o somatico, con altrettante periodiche conclusioni accu-satorie o assolutorie; si direbbe che vi sia un bisogno ciclico di trovare finalmente la chiave di lettura « giusta ».
E' opportuno tuttavia chiedersi, in via preliminare, che cosa legittimi questi tentativi di costringere il corpo teorico freudiano nella sua globalità entro spazi che gli assegnino sbrigativamente una Weltanschauung biologica o umanistica.
A nostro avviso vi è nella trattazione freudiana un modo sufficientemente ambiguo di trattare il problema soma-psiche, tale da permettere di dimostrare una sua appartenenza all'uno o all'altro campo. Il nostro intento è di approfondire l'esame di tale ambiguità ritenendo che troppi aspetti della teoria psicoanalitica riguardanti il rapporto mente-corpo vengano dati per scontati. Noi reputiamo necessario collocarci nella recente corrente di pensiero che studia queste zone d'ombra, avanzando la personale ipotesi che la loro mancata esplorazione possa essere una delle cause del crescente numero di teorizzazioni psicoanalitiche epistemologicamente incoerenti fra di loro. La necessità di un chiarimento è rafforzata anche dalle sollecitazioni oggi prove