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1. « Senza un preliminare e pieno accordo sul valore e il significato dei nomi, non è facile decidere quando un caso clinico debba essere rubricato sotto l'isteria o sotto le altre nevrosi… non è ancora intervenuta la mano ordinatrice la quale ponga le pietre di confine e rilevi i dati essenziali per la caratterizzazione » (1892-95, p. 245).
Nella prima parte di questa trattazione (1983) abbiamo avanzato l'ipotesi che Freud aggirasse alcune difficoltà teoriche dando luogo all'introduzione di una sorta di « parete mobile », la cui funzione consisterebbe nel ritagliare la sfera psicologica delimitandola in virtù di concetti biologici, e, analogamente, nell'isolare la sfera organica attraverso concetti psicologici.
Questa operazione a due vie, così formulata, potrebbe apparire dotata di una propria coerenza, se ad una lettura più approfondita non emergesse una sua funzione diversa, e cioè quella di servire a Freud, probabilmente in modo inconsapevole, a coprire alcune incoerenze speculative, a lasciare nell'ombra presupposti teorici che reggono alcuni caposaldi psicoanalitici, ad isolare artificialmente settori di ricerca tracciandone i limiti tramite postulati non più messi in discussione.
Stando ad una delle nostre ipotesi relativa al rapporto mente-corpo in Freud, egli si occupa della malattia e, in particolare dei suoi aspetti organici, solo in relazione al tentativo di stabilire l'origine psicogena dei sintomi corporei nei quali si imbatte nel corso della sua pratica clinica. L'interesse appare dettato dal bisogno di estrapolare ciò che gli può servire per la costruzione teorica dell'eziologia delle nevrosi.
A nostro parere, la stessa nosografia clinica, come già accennato, risente largamente di questo tipo di operazione, in quanto il somatico, interferendo costantemente nello psichico, costringe Freud ad