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«Le illusioni hanno la funzione di risparmiarci determinati sentimenti spiacevoli consentendoci di fruire al loro posto di alcuni soddisfacimenti sostitutivi » (S. Freud, 1915, p. 128).
I. Chi parla di « dissidente » e di « dissidenza » ha già abbandonato il terreno del pensiero scientifico e abbracciato quello della fede. Così in Inghilterra la parola « dissidente » indica anche i protestanti non appartenenti alla chiesa anglicana, per esempio presbiteriani, metodisti ecc. Ai tempi di Goethe il dissidente era un uomo senza religione, un non appartenente ad alcuna chiesa. Nella scienza al posto della dissidenza c'è il dissenso, vale a dire il principio di discutere gli argomenti in modo controverso, dato che non esiste alcuna proposizione di fede (non dovrebbe esserci) che, fissata a priori, non possa diventare oggetto di una indagine critica.
In determinate fasi del suo sviluppo la comunità psicoanalitica si è comportata come una comunità di fedeli. Essa possedeva un corpo dottrinale inteso in modo dogmatico e conseguentemente aveva i suoi dissidenti. Freud, l'iniziatore di quello che si intende per psicoanalisi, ha anche iniziato in questo modo. Nel 1911, quando egli, nelle serate della società del mercoledì dei giorni 1, 8 e 22 febbraio, durante le quali vennero discusse le nuove teorie di Adler, dichiarò inequivocabilmente che esse erano false e pericolose per lo sviluppo della psicoanalisi, sapeva ancora che cosa fosse un dissidente (Nunberg e Federn, 1979, Vol. III, p. 148). Questo vale anche per gli anni 1912 e 1913, nei quali Stekel e Jung abbandonarono la società psicoanalitica, poiché Freud non poteva tollerare le loro concezioni devianti. La sua posizione dogmatica di fondo ai tempi della divergenza con Jung, dalla quale crebbe la sua sicurezza di sapere che cosa fosse psicoanalisi e che cosa no, è formulata in una lettera a Ferenczi dell'8 maggio 1913: « Noi siamo in possesso della verità, di questo sono sicuro come quindici anni fa… Trovo stupido rifiutar