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La pubblicazione nel 1980 della 3a edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American psychiatric association, comunemente detto DSM-III, rappresenta un elemento di rilievo nella scena psichiatrica mondiale. Esso infatti non è solo una tappa importante nel cammino della psichiatria descrittiva, ma implica anche cambiamenti di tendenza all'interno della teoria e della pratica peichiatrica in questi ultimi decenni.
In questo articolo mi propongo di prendere in esame il DSM-III e di discutere alcune delle sue implicazioni per la psichiatria. Intendo fare ciò trattando i seguenti punti: 1. Antecedenti storici; 2. Maggiori novità del DSM-III: a) formali, b) di contenuto; 3. Descrizione del DSM-III; 4. Revisione della letteratura principale; 5. Conclusioni. In appendice, per dare meglio l'idea al lettore dello stile del DSM-III verranno riportati per intero i criteri diagnostici di una diagnosi del DSM-III (il disturbo della personalità antisociale).
La storia della classificazione delle malattie mentali, che tra l'altro si tuffa nei secoli, è anche la storia di come l'uomo ha concepito il funzionamento della psiche e l'eziologia dei disturbi psichici. Essa ha avuto, nella sua storia recente, come momenti culminanti, i lavori di Sydenham, Pinel e soprattutto Kraepelin. Quest'ultimo, che viveva in un periodo storico caratterizzato dal fervore scientifico positivista, era inflenzato dai neurologi dell'epoca (Wernicke, Alzheimer, Pick, ecc.), e si sforzava di trovare la lesione organica dei disturbi mentali osservati.