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Con questo numero Psicoterapia e scienze umane inizia il diciottesimo anno di pubblicazione ininterrotta. La presenza della Rivista sui temi rilevanti del dibattito nelle discipline inerenti le psicoterapie e sui loro collegamenti ha trovato conferma tanto nei contenuti presentati quanto nell'attenzione dei lettori, un nutrito gruppo dei quali risulta abbonato fin dalla fondazione del periodico. Molti temi da noi trattati sono stati successivamente, con ritardo maggiore o minore, al centro dell'attenzione in Italia. Fanno testo l'attualità delle problematiche della formazione, del narcisismo, le discussioni di oggi sulla tecnica o sulla teoria della psicoterapia psicoanalitica, da noi ripetutamente affrontate da tanti anni.
Il numero precedente, 4/83, è stato dedicato prevalentemente al problema della diagnosi. Abbiamo ritenuto di proporre il materiale senza alcun commento redazionale per un confronto senza pregiudiziali con strumenti che si presentano come «nuovi» sulla scena psichiatrica. Ritengo che questi approcci vadano sottoposti ad una critica accurata tanto nella prospettiva metodologica che per il tipo di cultura che veicolano. A mio parere essi ruotano intorno alla riaffermazione del ruolo medico, basata non sulla novità dei contenuti ma sulla loro aggregazione diversa in funzione di un tipo di psichiatria che tenta di recuperare posizioni. La cultura del DSM III si è presentata in contemporanea sul mercato europeo con un impianto di propaganda sproporzionato rispetto all'entità scientifica intrinseca dell'evento. La proposta di parte psicoanalitica fatta da Kernberg con l'intervista strutturale sembra adoperare categorie diverse. Secondo me essa riproduce la logica della cultura psichiatrica con la quale interloquisce e sancisce la subalternità di una psicoanalisi che cerca di difendere spazi professionali e di potere.
Aver fatto precedere, nel numero 3/83, gli scritti di Cremerius e Parin, costituisce un primo quadro di riferimento per la discussione.