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L'efficacia di una psicoterapia nel promuovere cambiamenti positivi e permanenti nel tempo è cosa che sta certamente a cuore sia a chiunque operi in campo psicoterapico, sia a coloro che, in veste di pazienti, intraprendono la strada della psicoterapia nella speranza di risolvere i loro problemi. Talvolta ho notato un certo ritegno, tra colleghi, a parlare apertamente dei risultati conseguiti con un certo paziente che sta per terminare, o con un altro che ha già terminato. Inoltre non sempre capita di essere al corrente delle vicende di vita dei propri pazienti dopo la conclusione della terapia e quindi, pur disponendo di alcuni dati in merito a cambiamenti avvenuti durante il rapporto terapeutico, può essere impossibile formulare un quadro completo della situazione.
Succede invece più di frequente di udire, o di raccontare, aspetti circoscritti o brevi ‘vignette’, ricavati da un'esperienza psicoterapeutica, con lo scopo di illustrare certe dinamiche o fenomeni pertinenti ad una particolare situazione interattiva. Di fatto comunque, se si prescinde dalle riflessioni private del terapista, del paziente, o del supervisore direttamene coinvolti, succede raramente di sentir esprimere resoconti dettagliati sull'esito complessivo di una psicoterapia, per motivi, fra l'altro, di riserbo professionale.
Mi sembra poi che, in generale, lo studio dei risultati psicoterapeutici acquisti più senso, più è ampio ed omogeneo il campione su cui viene effettuato e che quindi, almeno potenzialmente, il settore pubblico sia quello che si avvicina maggiormente a fornire le condizioni ottimali per un'indagine di questo tipo. Questo naturalmente da potenziale diventa reale, soltanto nella misura in cui il settore pubblico dà effettivamene luogo alle psicoterapie, come avviene per esempio nel