You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Nel preparare la relazione che intendo oggi presentarvi, riguardante alcuni aspetti dello statuto epistemico dell'inconscio nella teoria psicoanalitica, mi è capitata per caso sotto gli occhi una vignetta di Forattini, tra le pagine di un quotidiano. Mi è sembrato subito che questa vignetta riproducesse, con l'asciutezza tagliente del motto di spirito, un momento centrale delle mie riflessioni, ed ho pensato di riproporla a voi come introduzione al mio discorso. Mi auguro che essa potrà evocare in voi certe risonanze immediatamente intuitive che possano in qualche modo predisporvi meglio all'ascolto del mio pensiero, che, viaggiando ai confini tra inconscio, coscienza e scienza, all'interno di un incontro con voi così episodico, non potrà non risultarvi se non monco, forse arbitrario e certamente un pò ostico.
Innanzitutto il fatto di cronaca parlamentare a cui la vignetta si riferisce: la Commissione inquirente emette un verdetto assolutorio nei confronti di un ex-ministro d.c, grossolanamente implicato in una vicenda di corruzione nota come « l'affare dei traghetti d'oro ». Il Parlamento avrebbe la possibilità di riaprire il caso se la maggioranza dei suoi membri, attraverso una raccolta di firme, si dichiarasse favorevole a rendere pubblica la ricerca di verità intorno all'affare. La defezione nella raccolta delle firme di una cospicua parte di parlamentari, specie del Psi, non ha consentito di raggiungere il quorum necessario, impedendo quindi la ricerca di verità con la garanzia di un pubblico dibattito. Ciò si è reso politicamente possibile grazie ad una deliberazione degli organi direttivi del Psi che delegava alla « coscienza » dei suoi singoli parlamentari la scelta sul da farsi.
Ed ora la vignetta: si tratta della rappresentazione caricaturale dell'ex-ministro palermitano Gioia e del segretario del Psi Craxi: