You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Cercherò di enucleare, partendo dall'analisi critica di questi due testi, alcuni fra i problemi relativi allo studio dei fenomeni mente-corpo, argomento che costituisce l'oggetto dei due testi sopra citati.
Lo studio del rapporto mente-corpo assume oggi un ruolo centrale, sia come problematica di natura teorica ed epistemologica, sia nella pratica terapeutica psicoanalitica. È importante notare, come le prospettive diverse in cui si muovono i due autori — Popper delinea un modello interazionista, mentre Chiozza propone una ipotesi dichiaratamente monista — siano complementari ai fini di un più articolato approccio al problema.
Due sistemi di sapere diversi possono infatti convivere l'uno accanto all'altro, dal momento che la ricerca della verità oggettiva nel processo conoscitivo, è un mito che la moderna epistemologia ha abbandonato da tempo, così come l'ideale di un unico modello di ragione, totalizzante, onnicomprensivo dei fenomeni del «reale» (1). Tale modello di critica razionale mostra, come la dispersione, la inconciliabilità ed il confronto tra i diversi sistemi di sapere, e fra gli «oggetti» che questi insieme hanno costruito siano la loro caratteristica dominante. La «precarietà» è sottofondo essenziale e non limitante degli attuali modelli di conoscenza, in cui scompare il riferimento ad un oggetto «statico» e «realistico», aprioristicamente dato.
In questo nuovo statuto epistemologico è possibile inserire sia Popper che proponendo una «sospensione del giudizio» riguardo al problema della «realtà», dice che è forse meglio «parlare della verità o verisimiglianza delle