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Non si può fare a meno di valutare l'attuale situazione della psicoanalisi altrimenti che come una crisi. Che si consideri tale crisi il risultato di una ricerca sovrabbondante ma valida in una molteplicità di direzioni, o come il risultato di un progressivo deterioramento degli standards scientifici, può dipendere dall'ottimismo o dal pessimismo dell'osservatore. Ma nell'un caso come nell'altro sentiamo la necessità di tentare di dare una valutazione della situazione almeno per quanto riguarda un aspetto della psicoanalisi.
Si sarebbe potuto prevedere che la morte di Freud avrebbe aperto un lungo periodo di «elaborazione terapeutica» delle sue scoperte, considerata la profusione di ricerche non condotte a termine da lui lasciate alla posterità. Ma al contrario sembra che, attualmente, il grande progresso che la psicologia gli deve dovesse essere in un primo momento annullato prima di poter essere poi, in un secondo momento, forse permanentemente integrato. Nella sua Storia del movimento psicoanalitico [20] Freud ha scritto che nei primi anni pensava che la scienza non avrebbe fatto caso alle sue scoperte, fino a che, decenni più tardi, qualcuno avrebbe riscoperto «le stesse cose, adesso intempestive». Dopo la lettura del libro di Alexander e French sulla Psychoanalytic Therapy [1], la prima parte delle supposizioni di Freud sembra una profezia. Questo libro immette la crisi, che fino a questo