You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Ogni giorno in ospedale accade che i medici trattino il dolore in modo inadeguato. Si tratta di un fenomeno misterioso, che in apparenza non ha alcun senso. Perché mai i dottori, votati a ridurre la sofferenza, dovrebbero mancare proprio nel prendere misure adeguate per lenire il dolore? Personalmente, ritengo che alcuni concetti psicoanalitici possano essere di aiuto nel rispondere a questo interrogativo: più precisamente, intendo sostenere che il mantenimento del dolore fisico nel malato può venire incontro a certi bisogni inconsci sia dello staff che del paziente. Sebbene Freud avesse affermato che «la tendenza dominante della vita psichica è quella di diminuire la tensione interna dovuta a stimoli» (1), in alcuni casi sembra che una certa quantità di dolore possa essere psicologicamente necessaria. Prima di inoltrarmi ulteriormente al di là del principio di piacere, vorrei descrivere le formidabili difese innalzate contro i miei tentativi di aumentare la terapia analgesica ai pazienti di un grande centro ustionati. Questo «bisogno di dolore» verrà infatti reso più comprensibile attraverso il resoconto documentato della riluttanza dello staff ospedaliero a fornire un'adeguata analgesia ai pazienti.