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Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell'Associazione psichiatrica americana (Dsm III) e l'elaborazione di Otto Kernberg riassunta in L'intervista strutturale recentemente pubblicata in Psicoterapia e scienze umane (1983) rappresentano, su piani diversi, due tra i più recenti e articolati contributi al problema della diagnosi in psicopatologia. Il problema della diagnosi è al centro di rinnovato interesse come è dimostrato dal numero di operatori coinvolti e dal complesso lavoro di preparazione del Manuale, dalla sua diffusione internazionale e dai numerosi interventi e prese di posizione suscitati. Questo scritto vuole esporre il nostro punto di vista su alcuni aspetti della discussione sviluppata da Paolo Migone (1983 a) nella presentazione dei due testi circa la possibilità di un aggancio tra psichiatria e psicoanalisi. Ci sembra, anzitutto, che la discussione necessiti del preliminare chiarimento di «quale» psichiatria e psicoanalisi si parla. Questo non per approdare ad accettare o rifiutare la proposta di un aggancio ad un livello ideologico ma perché solo un chiarimento delle implicazioni ideologiche e metodologiche delle singole posizioni consente di cogliere in quali termini si esplichi il problema dell'aggancio.
Il Dsm III si colloca dichiaratamente nell'ambito dell'approccio descrittivo alla patologia psichiatrica. Nell'introduzione si legge: «Poiché il Dsm III è generalmente ateoretico per quanto riguarda la eziologia, esso tenta di descrivere in maniera più estesa possibile quali siano le manifestazioni dei disturbi mentali.. Questo approccio può definirsi «descrittivo» (virgolette nel testo) nel senso che le definizioni dei disturbi generalmente consistono nella descrizione delle loro caratteristiche cliniche» (pag. 9). Formulazioni di questo tipo comportano una