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Egon Garstick, Michael Döhmann ed io abbiamo affrontato al Seminario psicoanalitico di Zurigo una discussione sul tema dell'Osservazione del bambino col desiderio di contribuire a un chiarimento delle posizioni, per correggere l'impressione a noi suscitata dall'articolo di Lilian Berna, e cioè che l'osservazione del bambino occupi, nella formazione degli analisti dell'infanzia, un posto sicuro ed indiscusso. A mio avviso, il significato e l'importanza dell'osservazione dei bambini nella formazione non sono stati mai chiariti. Nel lavoro di Lilian Berna manca una spiegazione di questo tipo. La sua accurata rassegna degli autori che si sono interessati dell'osservazione del bambino è tendenziosa, nel senso che non viene mai chiarito quale rapporto stabiliscano questi autori tra l'osservazione del bambino e la psicoanalisi, e quale funzione rivestano le due discipline l'una rispetto all'altra.
Molti autori che si sono occupati dell'Osservazione del bambino hanno operato una chiara distinzione tra questa e la psicoanalisi. Hanno quindi presentato il loro lavoro come il tentativo di intraprendere qualcosa di differente, qualcosa che vada oltre la sfera di competenza della psicoanalisi, per acquisire conoscenze diverse in un altro campo. Ciò viene espresso in modo trasparente, ad es., da Renè Spitz, che già nell'introduzione del suo libro I primi tre anni di vita del bambino, scrive:
Questo libro è certamente lungi dall'essere completo ed esauriente. Mi sono sforzato di presentare al lettore un certo numero di metodologie che, per lo più, non hanno nulla a che vedere con la psicoanalisi. Ho tuttavia cercato di rendere possibile un approccio anche di tipo psicoanalitico al periodo di vita summenzionato.