You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
… l'Inconscio. Uc de la Bacalarla era convinto di non avercelo, e l'aveva proclamato in più di un'occasione, con ingenuo sentimento di vanteria. Come si ricorderà, Uc si riteneva un uomo postmoderno, e poiché il possedere un Inconscio, spesso anche molto ingombrante, era una fra le stigmate della modernità, il fatto di esserne privo lo confermava nella sua teoria.
Queste parole si leggono in uno degli ultimi capitoli di Butroto. Un'avventura di Uc de la Bacalarla, lungo racconto edito da Feltrinelli in cui Giovanni Mariotti avvia un discorso-percorso di riflessioni, memorie e giocose confessioni dai fini esplicativi, che è il suo stesso viaggio a Butroto, paese non troppo lontano in cui nulla avviene dato che, a quanto pare, nulla che lo riguardi è mai stato segnalato da giornali o agenzie preposte a questo compito.
Oltre che luogo di letteratura e di leggenda (l'autore ci riferisce di una rocca omonima, fondata dall'indovino Eleno e da Andromaca, nonché di una citazione a tal proposito, fatta dallo stesso Virgilio nel terzo canto dell'Eneide) Butroto, forse per motivi di similarità misteriosa con l'animo di qualcuno (oserei affermare dello stesso Uc) sembra che miri ad evitare l'altrui percezione, proprio nel tentativo di salvare quanto la fa essere. Può darsi che cotesta decisione di salvezza non sia definitiva, che sia anzi molto conflittuale rispetto ad altri desideri egualmente vivaci, ma non sarà lasciata al prevalere di una delle due forze la soluzione definitiva di questa storia. C'è del resto maggior tensione di verità là dove non si manifesta nulla che possa apparire prestabilito e rigorosamente teorizzabile. Ciò che però interviene, con attività disturbatrice, per indebolire la determinazione di Uc, coinvolgendolo in situazioni competitive, è una manifestazione tipica della comunicazione moderna,