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E' l'alba del 4 settembre 1913: Ernst Wagner, 39 anni, maestro elementare, dopo avere vegliato tutta la notte, massacra la famiglia a colpi di coltello: prima la moglie, che ha già stordito a martellate e poi i quattro figli, due maschi e due femmine. Copre i cadaveri con un lenzuolo, si cambia la camicia sporca di sangue, e si dirige, in treno, verso un paesino vicino chiamato Muhlhausen: qui, armato di una Mauser, inizia ad appiccare fuoco a case e fienili e attende che gli abitanti escano, impauriti dalle fiamme. Mira al cuore, con precisione, e i prescelti sono gli uomini del paese. Uccide nove persone, fra le quali c'è «per sbaglio», anche una ragazza e ne ferisce altre undici. Viene finalmente catturato, ferito gravemente in viso e in un braccio che gli verrà successivamente amputato: l'ira della folla è talmente feroce che viene sottratto a mala pena al linciaggio. In seguito viene rinchiuso nel manicomio di Winnental, dove rimane fino al 1938, quando si suicida, lasciandosi morire di fame. Il caso di Ernst Wagner suscitò, a suo tempo, grande interesse e curiosità, sia da parte dell'opinione pubblica, che da parte della scienza psichiatrica. Due eminenti clinici dell'epoca, Robert Wollenberg e Robert Gaupp analizzarono e studiarono, separatamente, il suo caso: la diagnosi comune fu di paranoia con delirio di persecuzione. Nel 1920 Hermann Hesse trasse ispirazione da questa vicenda per scrivere un racconto dal titolo Klein e Wagner.
Danilo Cargnello ricostruisce ora la storia di questa vita e segue lo svolgersi della malattia con intelligenza lucida e grande rispetto umano. Ernst Wagner era un pazzo omidica: malato fin dalla adolescenza, era perseguitato dall'idea che i suoi compaesani maschi fossero a conoscenza delle sue pratiche onanistiche e di atti sessuali con animali (comportamenti, questi ultimi, di cui nessuno seppe mai se fossero di realtà o di fantasia) e che per questa ragione lo disprezzassero. Tale fu il motivo per cui disse di avere sterminato gl