You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'editoriale per questo numero era previsto con un impianto diverso: i problemi posti dall'articolo di Morgenthaler sulla diagnostica onirica, la prosecuzione del discorso per noi oramai classico sulla relazione tecnica-teoria, la presentazione della tematica dei fenomeni parapsicologici. Ma il 26 ottobre dello scorso anno Fritz Morgenthaler è improvvisamente morto ad Addis Abeba e quindi questo spazio è dedicato a lui.
Quello che pubblichiamo è uno degli ultimi lavori che ha scritto. Avrebbe dovuto discuterlo con noi in novembre, in quanto prevedeva di soggiornare di nuovo in Italia per un certo periodo, come negli anni precedenti, ed i vari gruppi di colleghi abituati a lavorare con lui, a raccoglierne le provocazioni e gli impulsi, lo attendevano a Bologna, base di residenza italiana, a Milano, Torino, Parma, Bari, Genova. Ciascuno può valutare per se stesso cosa gli significa la sua scomparsa. E' stato il mio secondo analista e per quindici anni un interlocutore culturale, ma non credo vi sia differenza tra l'averlo frequentato a lungo o incontrato per poche ore, per chi raccoglieva il suo messaggio. Il lutto e la vivezza della relazione con lui ce lo lasciano con tutti gli stimoli alla riflessione ed alla rabbia del conoscere che continuano a far parte della vita. Preferisco dare parola a due cari amici e colleghi, Paul e Goldy Parin-Matthey, della cui vita affettiva e di lavoro è stato compagno concreto per quarant'anni, pubblicando il loro scritto apparso sul Tages-Anzeiger di Zurigo lo scorso 31 ottobre.
P.F.G.