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Al momento attuale la psicanalisi si presenta con due facce diverse: da una parte la psicologia nei cui termini Freud interpretò sogni, sintomi e lapsus — significati distintivi che i comportamenti acquisiscono quando vengono interpretati in termini di desideri sessuali e aggressivi, di eventi consci e inconsci, di spostamenti di mete, di transfert, di fantasie inconsce e loro principi derivati; dall'altra parte una teoria — la teoria metapsicologica — che spiega quella teoria clinica (G. Klein 1976, pag. 43).
Le due teorie cui Klein fa cenno sono la metapsicologia e la teoria clinica. Affrontare il problema del rapporto fra le due teorie non significa semplicemente delimitare gli ambiti di competenza a diversi livelli di astrazione ma, come la letteratura ha dimostrato, porsi interrogativi ben più ampi: qual'è l'ambito scientifico della psicanalisi? La metapsicologia è una metateoria o un modello, e di quale dei due la psicanalisi ha bisogno? Qual è il livello di accettabilità delle formulazioni teoriche cliniche? A questi interrogativi va aggiunto il fatto che bisogna distinguere fra critiche alla metapsicologia e critiche alla metapsicologia freudiana. Allo stato attuale delle cose sembra che molti evidenzino i punti deboli dei concetti metapsicologici freudiani (specifkamente per quanto riguarda forze ed energie) mentre pochi si pongono il problema dell'alternativa. Coloro che rifiutano la doppia dimensione teorica della psicanalisi seguono, grosso modo, due indirizzi propositivi:
liberarsi completamente della metapsicologia dal momento che è possibile elaborare una scienza psicologica utilizzando gli strumenti
* Str. Martiri della Libertà 2, 43100 Parma.
che la teoria clinica offre. I sostenitori più noti di questo punto di vista sono M. Gill, G. Klein, R. Schafer (1);
mantenere un ruolo alla metapsicologia intesa come modello di cui una scienza prima o poi ha bisogno. La novità sta nel fatto che il modello fisicalista freudiano deve essere sostituito con contenuti