You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
In un noto paradosso, Oscar Wilde sostiene che «La natura copia l'arte». Il paradosso deriva dal fatto che Wilde opera un rovesciamento rispetto alla logica del senso comune. Secondo il senso comune, infatti, è vero il contrario: l'arte non sarebbe che la copia, la riproduzione (la mimesi, direbbe Platone) di qualcosa che sta fuori, staticamente in attesa di essere visto: la natura, appunto. Rovesciare i termini e sostenere che la natura copii ciò che dovrebbe venir dopo, cioè l'operazione culturale che si riferisce proprio alla cosa che aspetta di esser vista, appare una bizzarria. Sarebbe come dire che il linguaggio «pre-vede» la cosa… che non è possibile vedere ingenuamente per la prima volta, giacché ciò che ci sta dinanzi è già stato scritto o descritto da altri. Oggi, dopo Freud e Heidegger, il paradosso di Oscar Wilde non appare poi così sconcertante e, per dimostrarlo, racconterò una storia che parla delle avventure in cui si può incorrere allorché il «pre-vedere» viene confuso con il vedere.
Alcuni mesi fa, un mattino presto, qualcuno suonò il campanello di casa mia. Ero appena vestito; per la casa si aggirava una donna nuda. La donna, sentendo il campanello, corse a rifugiarsi in bagno. Naturalmente questo è quello che fanno in genere le donne nude quando suona il campanello. Ma se mi soffermo su questo particolare non è per aggiungere una nota di colore al racconto, ma per far presente al lettore che il nascondere un corpo nudo era una faccenda già scritta (o pre-scritta) nella storia che non era ancora cominciata e che mi aspettava, già scritta, dietro la porta.
Aprii dunque. Mi aspettavo il postino, o l'uomo del gas. E invece, con sorpresa, mi accorsi che sulla soglia mi attendeva, in came ed