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Tutti i fenomeni che ufficialmente vengono fatti rientrare nel range di quella ricerca scientifica detta «parapsicologica» sono considerati, per comodità di interpretazione non per reale certezza, «psichici», e vengono distinti in due categorie, almeno a livello didattico: quelli soggettivi o cognitivi e quelli oggettivi o fisici. I primi si manifestano prevalentemente con contenuti psichici (e per questo vengono definiti «extrasensoriali»), mentre i secondi con modificazioni dell'ambiente fisico (e vengono a loro volta definiti «psicocinetici»). Rao (1966) ha raccolto tutta la fenomenologia sotto una definizione onnicomprensiva che, considerando le diatribe che a tutt'oggi vigono nel campo della teoresi parapsicologica, non esprime una tendenza interpretativa dell'eziologia e della genesi. Egli ha genericamente definito il fenomeno cosiddetto «paranormale» processo psi.
Attualmente si dà per scontato, e questo è facilmente intuibile, che i fenomeni psi siano «psichici» (Pratt, 1978; Mabbett, 1982), come più sopra accennato. Tuttavia ciò non definisce il grado di relazione fra l'eziogenesi della psi e i fenomeni neuropsicologici. Questa situazione si può considerare conseguenza sia della mancanza di dati empirici più precisi sia di un modello teorico soddisfacente. Inoltre, la mancanza di un inquadramento epistemologico della parapsicologia è non solo imputabile al fenomeno per sè o ai, seppur galileiani, parapsicologi, ma senz'altro anche alia giovane età di altri campi di ricerca, in particolare della neuropsicologia e della scienza dell'informazione. In questa sede cercheremo di indicare alcuni elementi che oggi ci consentono di avvicinare la fenomenologia psi, seppur ancora con cauto ottimismo, alle strutture nervose superiori.