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Circa 25 anni fa, uno svedese di nome Jürgenson, sostenne di essere in contatto con l'«aldilà» per mezzo del magnetofono. Tutto iniziò quando egli, volendo registrare il canto degli uccelli, dispose il magnetofono acceso in mezzo a una foresta; riascoltando successivamente il nastro udì delle voci che non sembravano potersi riportare al contesto in cui la registrazione era avvenuta. Il fenomeno si ripetè in altre circostanze, per esempio anche tenendo il registratore in un normale ambiente domestico. Tali voci parevano addirittura rivolgersi personalmente a Jürgenson, e questi credette di individuare in alcune di esse messaggi da persone scomparse. Le voci si esprimevano con frasi generalmente corte, frammentarie, con una grammatica e una sintassi approssimative e una sorta di stile telegrafico e allusivo; il ritmo era spesso curiosamente cadenzato e contratto e la velocità anomala rispetto al parlare corrente; anche il timbro pareva singolare, andando da afoni sussurri a voci sonore (Jürgenson, 1964); talora si frammischiavano parole consuete ad altre insolite o addirittura inesistenti, o pronunciate in lingua diversa da quella madre di Jürgenson. Quest'ultimo effetto fu descritto soprattutto da Raudive, un filologo lettone che, seguendo l'esperienza di Jürgenson, raccolse un numero cospicuo di tali «voci». Raudive sottolineò anche la difficoltà di comprenderle all'inizio, consigliando un lungo esercizio di ascolto preliminare (Raudive, 1968).
Le «voci dell'aldilà» come vennero talvolta chiamate. catalizza-rono l'attenzione di molte persone che, allettate dalla possibilità di una presunta comunicazione con l'aldilà, o attratte dalla pura curiosità, seguirono l'esempio di Raudive e Jürgenson. Il fenomeno ha as-sunto proporzioni notevoli, in vari paesi, tra cui anche l'Italia, originando