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I trattati di psichiatria pubblicati in Italia in questi ultimi anni appaiono caratterizzati da una tensione che si sviluppa in due direzioni variamente intrecciate tra loro: legare la cultura dei Sim e della legge n. 180 ad una tradizione psichiatrica che ha attraversato, nel nostro paese, un decennio di pesante impopolarità ed individuare dei modelli, dei parametri, con cui proporre in chiave «scientifica» quella attenzione al versante sociale dei problemi psichiatrici che sicuramente rappresenta la nota caratteristica della nostra cultura organizzativa in questo settore. In tale ordine si colloca il testo di Giberti-Rossi, con alcune peculiarità che si prestano ad essere interpretate come possibili linee di tendenza culturale. L'opera è alla sua terza edizione ed in più di dieci anni si è imposta come un testo tra i più usati nelle scuole di specializzazione e nei corsi di laurea. Nella sua attuale edizione conta sedici collaboratori che hanno steso, per lo più in coppia, i vari capitoli e presenta la consueta tripartizione in «Generalità», «Nosografia» e «Terapia». Nella prima parte sono raccolti i temi di cultura generale con una divisione che permette di toccare tutti i filoni di scuola attuali, riassunti in cinque indirizzi che vengono accuratamente delineati nel capitolo di apertura insieme ad una definizione della psichiatria e ad un curioso tentativo di sistematizzare «i pericoli e gli equivoci» in campo psichiatrico come la politicizzazione, il malinteso terminologico, la deformazione causale ed il misconoscimento dei ruoli. Questa introduzione, in